Vaticano

Il mio campo di specializzazione da 30 anni a questa parte è l’analisi del Vaticano. Ho composto quasi un centinaio di articoli sull’argomento, realizzato una newsletter editata in Svizzera e dato diverse interviste. Non ho operato per il Vaticano o per la Chiesa Cattolica come titolare di funzioni ufficiali o istituzionali tranne che per alcuni contributi sporadici per RADIO VATICANA o nel caso della mia successiva attività come Segretario Centrale dell’Organizzazione dei Diritti alla Vita “Ja zum Leben Schweiz” (“Sì alla Vita” sez. Svizzera con circa 60.000 tra membri e sostenitori) o, infine, in occasione della mia partecipazione al Congresso Mondiale sulle Donne dell’ONU nel 1995 a Pechino. In quel contesto ebbi modo di incontrare Papa Giovanni Paolo II per la seconda volta durante un meeting pro-life nell’Aula del Sinodo del Vaticano.

Libia

Su richiesta del Presidente Mu'ammar Gheddafinell’agosto del 1990 mi sono recato in Libia. Con un piccolo pool di esponenti della stampa abbiamo partecipato alla consultazione con il Colonnello sulla situazione dei Tuareg nel Sahara. I colloqui si sono tenuti in Algeria, dove Gheddafi “ci ha fatto arrivare” (non propriamente di nostra sponte)  a bordo di aereo di fattura libica. L’evento è stato adombrato dall’occupazione del Kuwait da parte delle truppe governative irachene. La missione si svolgeva nell’ambito della mia collaborazione con l’organizzazione francese "Le Monde Bilingue", che si occupava anche di informazione politica, il tutto con l’assenso dei Servizi del Governo di Parigi. Al rientro ho composto un breve articolo per il quotidiano Neue Zürcher Zeitung.

Iraq

Nel dicembre del 1990 un’impresa svizzera mi conferì l’incarico di occuparmi della liberazione di due suoi collaboratori detenuti dal Governo di Baghdad. Quindi mi recai in Iraq per prendere contatto con l’esecutivo del Presidente Saddam Hussein. L’operazione è andata a buon fine.

Le trattative concrete a Baghdad si sono svolte per il tramite dell’allora Patriarca della Chiesa Cattolica Caldea Rafael I Bidawid. A distanza di un mese fui di nuovo in Iraq. Poiché mi trovai ad abitare in uno stabile che apparteneva ad un’Ambasciata straniera, all’inizio della Guerra del Golfo pur essendo un corrispondente non fui mandato via come avvenne invece per gli altri giornalisti e potei di tanto in tanto offrire supporto al Pro-Nunzio Apostolico della Rappresentanza Pontificia Arcivescovo Marian Oles. In concreto una volta si trattò di recapitare personalmente una lettera del Presidente Saddam Hussein a Papa Giovanni Paolo II a Roma. Poi, assieme a politici, prelati e volontari, ho fondato l’“Aktion S.O.S. Kinder im Irak" (Azione S.O.S. Bambini in Iraq), impegnata a portare cospicui aiuti umanitari da Amman in Iraq. In ringraziamento per questa iniziativa successivamente sono stato invitato dalla Regina consorte Noor a palazzo reale. 

Romania

Alcuni anni più tardi mi trovai sostanzialmente ad assistere all’arresto del banchiere svizzero Cyrill B. da parte delle competenti Autorità in Romania su falsa accusa (riciclaggio di denaro). Mi avvalsi dei miei canali per arrivare al cliente e riuscii a parlarci mentre era ai domiciliari, indi presi contatto con un pool di avvocati del posto. Costoro lanciarono una campagna mediatica a livello locale spalleggiati da un’editrice di titolarità tedesca. Io stesso conferii con il vero protagonista della vicenda, il senatore rumeno Aristide Roibu, ex amministratore  delegato del banchiere svizzero. Quindi indussi il Governo svizzero ad attivarsi e intraprendere passi contro l’accusa calunniosa. Il fronte di sfondamento tuttavia fu a cura della Diplomazia svizzera che “minacciò” il Capo di Stato rumeno di revocare il permesso di atterraggio per il suo aereo governativo che doveva recarsi in Svizzera ove, appunto, il Presidente era stato invitato a partecipare ad un congresso. Nell’arco di 24 ore il mio cliente fu di nuovo a piede libero.

Un abate in cerca di aiuto

Un caso ben più complicato fu quello del presunto agente del KGB Wolfgang von U. che si era infiltrato nell’abbazia di Hauterive in Svizzera e aveva dilapidato migliaia di Franchi a nome dell’Abate. Dapprima le Autorità di Berna si chiamarono fuori dalla questione. A seguito di colloqui “motivanti“ e grazie all’aiuto della Polizia Federale Svizzera nonché dei Carabinieri italiani sono riuscito a procurare al predetto, oriundo della Germania, un viaggio di ritorno gratuito nella sua patria di elezione (il Brasile) via Friburgo, Chiasso per poi farlo imbarcare su un mercantile (adibito al trasporto di banane) ormeggiato a Genova.

Albania

Le mie missioni in Albania sono state sempre estremamente avventurose. Nel 1992 avevo avviato un’azione umanitaria con i fondi residui dell’iniziativa SOS KINDER IM IRAK (SOS BAMBINI IN IRAQ). L’allora Ministro degli Esteri (cattolico) Dr. Alfred SERREQI in ringraziamento mi nominò Console Onorario in Svizzera, offerta che rifiutai in maniera diplomatica ancor prima della consegna della lettera di credenziali in ragione di un suggerimento di un Console Generale della Svizzera. Il portavoce della Sala stampa della Santa Sede  Federico Lombardi all’epoca mi aiutò a formulare il testo di declino. Conoscevo personalmente la quasi totalità della nomenclatura albanese (Sali Berisha, Alexander Meksi, Pietr Arbnori, etc.). Avevo provveduto a mettere urgentemente in guardia il Presidente Sali Berisha deipericoliinsiti nel sistema finanziario lascivo del marketing piramidale. Successivamente questi mi rivelò, ammettendolo, di aver fatto una stima fallace in deroga alle mie indicazioni. La “rivoluzione” che si innescò mi raggiunse nelle altitudini di Croia, paese natale dell’eroe nazionale Skanderbeg, in un hotel con le finestre inferriate e con un kalashnikow accanto al letto con rispettiva scatola di munizioni, impostimi dall’albergatore come condizione indispensabile per la mia permanenza.

Che i rapporti da me redatti per un ufficio stampa della capitale svizzera fossero in realtà destinati direttamente alla CIA a Langley lo appresi solo a distanza di anni dalla Polizia Federale svizzera.

Francia

Nei molti anni in cui ho vissuto in Francia tra le altre cose sono stato membro del consiglio d’amministrazione di LE MONDE BILINGUE, (un’organizzazione fondata nel 1950 dall’ex ufficiale dell’Esercito Jean-Marie BRESSAND) che sul piano politico sostiene a livello mondiale un’educazione bilingue sin dalla più tenera età come base per la promozione della pace nel mondo. Ivi ho operato come responsabile dei mass media per i congressi di Amsterdam, Lussemburgo, Barcellona e Tlemcen (Algeria), dove peraltro mi fu affidato il coordinamento della sicurezza dei partecipanti europei. Della cerchia dei nostri sostenitori all’epoca facevano parte ex Ministri e Deputati francesi tra cui Christiane Taubira (Deputata francese, poi Ministro della Giustizia nel governo Hollande). Nel 2002 Bernard Stasi propose di conferire il Premio Nobel alla nostra Organizzazione e ai suoi fondatori.